Ho terminato la lettura del terzo dei sette libri che compongono la saga de “La torre nera“, romanzo che potremmo definire a puntate uscito dalla penna del re dell’horror, Stephen King.
Si tratta di “Terre desolate” che viene dopo “L’ultimo cavaliere” e “La chiamata dei tre”, prima di “La sfera del buio”, “I lupi del Calla”, “La canzone di Susannah” e “La torre nera”.
Una vera epopea che mischia con sapienza horror, mistero, ma anche sentimenti positivi nell’eterna lotta del bene contro il male. Ancora una volta (almeno questa è la mia opinione) King dimostra di essere migliore come romanziere da racconto avventuroso che come scrittore della paura.
La serie è ambientata in un mondo che viene definito come “il mondo che è andato avanti”, senza tempo e senza spazio definiti, una sorta di terra di mezzo de “Il signore degli anelli” di Tolkien. Non a caso l’autore americano confessa ripetutamente di essersi ispirato allo scrittore e al suo romanzo- capolavoro.
Il racconto è incentrato sul viaggio di quello che dovrebbe essere l’ultimo cavaliere (stirpe nobile e coraggiosa di un tempo che fu) che viaggia per salvare il mondo (o forse se stesso) dal Male che sembra vivere in questa Torre Nera. Al suo fianco tre coraggiosi nuovi cavalieri estratti dai loro mondi e dai loro tempi attraverso porte magiche.
Meravigliosa la trasposizione del famoso Charlie Ciù ciù (il trenino che forse molti di voi avranno conosciuto nelle favole da bambini) nel mondo distrutto di Lud dove si è trasformato in un terribile monorotaia…chissà perchè ma già da piccolo la storia del trenino mi aveva lasciato un po’ inquieto, non mi aveva divertito. E l’autore sembra togliermi le parole di bocca quando ne narra la storia e spiega come alcuni possono averlo vissuto.
Adesso mi accingo alla lettura del quarto capitolo della storia. Avvincente!