Una coppa per un sogno

Nella vita si fanno spesso sogni e, a volte, si vive invece qualche incubo. Due esperienze nettamente diverse, per carità, eppure molto, ma molto vicine, tanto da sfiorarsi, anzi da sfiorarti e impedirti di capire come sia possibile in un attimo passare dalla bellezza dell’uno alla crudeltà dell’altro o viceversa.

Ma finchè entrambi rimangono nella nostra testa, ci si sveglia e o si ringrazia perchè era tutto finto o si rimane delusi perchè il miele della fantasia ha lasciato il posto all’amaro della realtà.

Ma quando i sogni (e gli incubi ovviamente) diventano realtà allora ci si accorge che a volte la vita è meglio del sogno o che, invece, era meglio dormire.

La partita di mercoledì sera a Mosca è stata bellissima e ci ha regalato tante emozioni a noi che stavamo comodi sul divano di casa a vederla in tv. Figuriamoci ai tifosi allo stadio e, ancor di più, ai protagonisti sul campo.

Proprio questi ultimi, in pochi attimi, hanno vissuto il tremendo o dolcissimo passaggio (dipende dai punti di vista) dal terrore alla felicità, dalla gioia alla tragedia (sportiva s’intende), dal trionfo alla disfatta.

E’ bastato poco: quando C. Ronaldo ha sbagliato il suo rigore sembrava fatta per i Blues, mai così vicini alla coppa. Sembrava tutto scritto perfettamente da un romanziere abituato ai lieto fine…ma la realtà è stata diversa. La finale di Champions è stata in realtà scritta da un genio dei gialli, un mente più fine di quella di Hitchcock. I rigori tirati sono 9, il punteggio è 4 a 4, ma il Manchester ha già sparato le sue cinque cartucce mentre il Chelsea ha l’ultimo colpo in canna, quello che puo’ uccidere i red devils. JT (John Terry) si presente sul dischetto, concentrato più che mai e consapevole che il destino suo e di tutta la squadra è nelle sue mani. Niente di più vero. Il rigore è una situazione di vantaggio enorme per chi lo tira e di totale svantaggio per chi lo deve parare in una porta larga 7 metri e mezzo. Se lo piazzi bene il portiere non puo’ pararlo e questo JT lo sa. Quello che il capitano del Chelsea non sa (o si è dimenticato o, ancor più probabile, ha rimosso) è che il confine di cui dicevamo, che separa il sogno dalla realtà e la realtà dall’incubo, è dietro l’angolo, nell’occasione mascherato da pioggia, da terreno viscido, da vera e propria sfortuna. il piede di appoggio di JT scivola, lui si sbilancia e la palla finisce sul palo alla sinistra di Van Der Saar. Ancora quattro pari, ma con una rilevantissima differenza: il Chelsea aveva la coppa in mano e deve rifare tutto; Il Manchester stava cadendo nel burrone ed è stato rimesso in piedi. I morali si invertono. Le certezze del Chelsea diventano insicurezza e paura, la rassegnazione dello United si trasforma in forza e coraggio. E chiunque abbia praticato uno sport qualsiasi a livello agonistico sa quanto questo aspetto influisca sull’esito della prestazione.

Ed ecco allora che con un pizzicotto i protagonisti di questa bellissima finale si risvegliano sul rigore sbagliato da Anelka che quella coppa l’aveva già vinta otto anni fa con una maglia diversa. Fine del sogno, o meglio, inizio della festa per i red devils, inizio dell’incubo per i blues, con la differenza, per questi ultimi e per i loro fans, di non potere più svegliarsi.

Tornando alla partita, è stata un’ottima finale con tante occasioni da gol. L’ha vinta la squadra più forte nel complesso, ma anche più fortunata nell’occasione giusta.

Questa volta, più dell’immagine del trionfo, resta la fotografia di un grandissimo giocatore come John Terry distrutto dalla delusione di avere sprecato (e non solo per colpa sua), forse, la più grande occasione della propria vita.

Nessun uomo di sport, però, potrà rimproverargli niente e nessun avversario oserà deriderlo, perchè per essere dei grandi vincitori ci vogliono per forza dei grandi avversari.

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Published in: on maggio 23, 2008 at 3:55 pm  Lascia un commento  

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