Trionfo e disastro: l’uomo, lo sport, la vita

“If” (trad. “se”) è una lettera scritta da Rudyard Kipling al figlio nel 1910 e contiene in poche parole la ricetta per diventare uomini e sapere riconoscere quando il momento è arrivato davvero.

Tale lettera (o poesia, se vogliamo) è incisa sulla porta d’ingresso riservata agli atleti che si apprestano ad entrare sul leggendario campo centrale di Wimbledon.

Voglio riportarla (con la traduzione, ovviamente) perchè sono un appassionato di tennis, di Wimbledon in particolare, e, soprattutto delle emozioni che questo sport puo’ regalare, come è successo nell’ultima finale sull’erba londinese quando Federer e Nadal hanno dato vita ad un incontro per certi versi storico.

Quello che si prova in certi momenti agonistici, la capacità di cadere e di rialzarsi, di rispettare il tuo avversario senza il quale non potresti vincere, di trattare allo stesso modo sconfitta e trionfo. Tutto questo è lo specchio di quello che, in fin dei conti, succede nella vita di ognuno di noi: siamo davvero uomini?

Rudyard Kipling – IF

( Lettera al figlio, 1910 )

If you can keep your head when all about you
Are losing theirs and blaming it on you,
If you can trust yourself when all men doubt you
but make allowance for their doubting too,

If you can wait and not be tired by waiting,
Or being lied about, don¹t deal in lies,
Or being hated, don¹t give way to hating
And yet not look too good, nor talk too wise:

If you can dream – but not make dreams your master,
If you can think – but not make thoughts your aim;
If you can meet with Triumph and Disaster
And treat those two imposters just the same;

If you can bear to hear the truth you¹ve spoken
Twisted by knaves to make a trap for fools,
Or watch the things you gave your life to, broken,
And stoop and build them up with worn-out tools

If you can make one heap of all your winnings
And risk it all on one turn of pitch-and-toss
And lose, and start again at your beginnings
And never breathe a word about your loss;

If you can force your heart and nerve and sinew
To serve your turn long after they are gone,
And so hold on, when there is nothing in you
Except the Will which says to them: “Hold on!”

If you can talk with crowds and keep your virtue,
Or walk with kings, yet not lose the common touch,
If neither foes nor loving friends can hurt you;
If all men count with you, but none too much,

If you can fill the unforgiving minute
With sixty seconds¹ worth of distance run
Yours is the Earth and everything in it,
And, what is more, you¹ll be a Man, my son!

ITALIANO

Se riesci a mantenere la calma quando tutti attorno a te la stanno perdendo;

Se sai aver fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te tenendo conto però dei loro dubbi;

Se sai aspettare senza stancarti di aspettare o essendo calunniato non rispondere con calunnie o essendo odiato non dare spazio all’odio senza tuttavia sembrare troppo buono ne’ parlare troppo da saggio;

Se sai sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni;

Se riesci a pensare senza fare di pensieri il tuo fine;

Se sai incontrarti con il successo e la sconfitta e trattare questi due impostori proprio nello stesso modo;

Se riesci a sopportare di sentire la verità che tu hai detto, distorta da imbroglioni che ne fanno una trappola per gli ingenui;

Se sai guardare le cose, per le quali hai dato la vita distrutte e sai umiliarti a ricostruirle con i tuoi strumenti ormai logori;

Se sai fare un’unica pila delle tue vittorie e rischiarla in un solo colpo a testa o croce e perdere e ricominciare dall’inizio senza mai lasciarti sfuggire una sola parola su quello che hai perso;

Se sai costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi a sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li senti più e così resistere quando in te non c’è più nulla tranne la volontà che dice loro: “Resistete!”;

Se sai parlare con i disonesti senza perdere la tua onestà o passeggiare con i re senza perdere il tuo comportamento normale;

Se non possono ferire ne’ i nemici ne’ gli amici troppo premurosi; Se per te contano tutti gli uomini, ma nessuno troppo;

Se riesci a riempire l’inesorabile minuto dando valore ad ogni istante che passa: tua e’ la Terra e tutto ciò che vi e’ in essa e – quel che più conta – tu sarai un Uomo, figlio mio!

Published in: on settembre 4, 2008 at 11:13 am  Lascia un commento  

Io allenatore di calcio

Sono un grande appassionato di sport e tra quelli preferiti e praticati con maggiore successo ci sono il tennis e il calcio.

Il tennis lo insegno e ormai, purtroppo, lo gioco a livelli agonistici soltanto un mese all’anno in occasione della competizione a squadre. Il calcio, una volta appese le scarpette al chiodo, ho deciso di viverlo dall’altro lato della barricata allenando una squadra di amatori che mi ha dato quest’anno grandi soddisfazioni.

Ho deciso di raccontare molto brevemente il mio primo anno da “mister” non tanto perchè penso che possa interessare a qualcuno, quanto perchè ho proprio voglia di raccontare la bellissima soddisfazione che con la mia squadra ci siamo presi nell’ultima giornata di campionato.

Tutto è iniziato più o meno un anno fa quando, dopo essermi lussato la spalla destra decidevo di smettere di giocare per evitare dolorosissime ricadute. La scelta è stata per me davvero difficile perchè il gruppo creatosi nel corso degli anni è a dir poco meraviglioso.

Non volendo assolutamente lasciare i miei amici (tali li considero più che compagni di squadra) ho pensato di propormi come loro mister, visto che il precedente aveva deciso di smettere.

E’ iniziata così una bellissima avventura che mi ha visto protagonista più come consolidatore del gruppo che come tecnico, vista anche la mia inesperienza. La cosa che mi premeva di più era cementare lo spirito di spogliatoio e l’obiettivo è stato raggiunto. Vedere sempre 15-20 persone ad ogni allenamento anche sotto la pioggia o sotto zero è davvero una bella soddisfazione.

I momenti difficili non sono mancati (qualche lamentela, espulsioni stupide, infortuni, assenze ecc…), ma sono stati brillantemente superati dai miei ragazzi.

Sono contento di tutta l’esperienza e non voglio fare preferenze, ma tre sono stati i momenti più belli durante l’arco di tutto il campionato: 1) il gol di Beppe dedicato alla figlioletta (per intenderci un tipo alla Cruz, poche chiacchiere e tanti fatti; spesso in panchina, ma sempre presente agli allenamenti); 2) Il gol di Nisco (anche lui sempre presente, grande uomo-spogliatoio, di quelli che ogni squadra dovrebbe avere, anche tra i professionisti); 3) la vittoria di ieri sera, ultima di campionato, 3 a 0 in casa della prima in classifica con una prestazione non certo da amatori, ma da squadra vera, di carattere con due dei tre gol che sento un pochino miei, in quanto venuti con l’applicazione di un semplice schema che ho cercato di predicare per tutto il campionato.

Vedere la propria squadra che in campo domina i primi della classe e li ridicolizza ti soddisfa sempre, anche se alleni dei semplici amatori.

Grazie ragazzi!

Published in: on aprile 29, 2008 at 11:23 am  Lascia un commento  

Quando lo sport non è più sport

Premetto che nel momento in cui scrivo non è stata ancora accertata la dinamica dei fatti che hanno portato alla tragica morte del tifoso della Lazio Gabriele.

Detto questo e convinto del fatto che l’episodio non abbia niente a che vedere con il calcio (almeno fino a prova contraria) mi piace spendere due parole per quello che è successo subito dopo negli stadi italiani.

Non mi va di cercare i colpevoli e le cause; ci sono già professionisti che se ne occupano. Vorrei invece dire che cosa si potrebbe (dovrebbe) fare per combattere con efficacia la violenza negli stadi.

Non è possibile che in Scozia un tifoso entri in campo per sbeffeggiare Dida e si trovi bandito dagli stadi a vita mentre in Italia dei teppisti si permettano di distruggere un vetro antinvasione con un tombino, attacchino la polizia o facciano le risse in autogrill e rimangano a piede libero.

Occorre una legge ad hoc che preveda quanto segue: 1) divieto assoluto per tutte le società di finanziare qualsiasi gruppo ultrà (la mancanza di fondi ridurrebbe sensibilmente tutto il materiale comprato per delinquere); 2) controlli serrati all’ingresso degli stadi: la società che non fornisce il proprio impianto di gioco di metal detector non può partecipare al campionato di qualsiasi categoria (non importa se si creano file all’ingresso, se a qualcuno non va bene stia pure a casa come fa il sottoscritto); 3) stewards in ogni parte delle gradinate che, assieme alle apposite telecamere, permettano di individuare i facinorosi e di segnalarli alle forze dell’ordine; 4) (diretta conseguenza del n.3) processo per direttissima alle persone individuate come colpevoli di reati all’interno dello stadio e applicazione di sanzioni severissime (ostracismo dagli stadi, multe salate, reclusione graduata a seconda della gravità del fatto…); 5) autorizzazione ai poliziotti, in caso di emergenza, di intervenire con la forza, senza mezze misure.

Se si vuole risolvere il problema bisogna essere decisi e anche duri, senza guardare in faccia a nessuno. Deve prevalere la sicurezza delle persone per bene sull’incolumità o il diritto dei delinquenti di andare allo stadio

Published in: on novembre 12, 2007 at 10:27 am  Comments (1)  

Prova d’intelligenza

Ho trovato questo test d’intelligenza, segnalato da un sito che non ricordo.

E’ impegnativo….provare per credere!

33 ditloidi – Il test di “intelligenza” della MENSA del Web 2.0

Published in: on ottobre 16, 2007 at 11:37 am  Lascia un commento